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MUSICOTERAPIA

L’utilizzo del suono e della musica come mezzo terapeutico ha origini antichissime che affondano le radici nella cultura e nella tradizione delle popolazioni primitive. Proprio tramite il suono, lo sciamano del villaggio era in grado di ripristinare lo stato di salute là dove la malattia era insorta.

La catartica musicale propugnata dai Pitagorici (armonie delle sfere) e i riti dionisiaci delle melodie delle baccanti venivano praticati in tutta la Grecia e nelle sue colonie. In tempi più recenti, in alcune regioni del sud Italia, il suono che accompagnava i “tarantolati” era rilevatore e risolutore della malattia. La musica, la danza e i colori diventano pertanto dei simboli capaci di evocare, configurare, far defluire e risolvere i conflitti psichici dell'inconscio.

Parlando di terapia musicale bisogna sfatare il luogo comune che l’ascolto di particolari suoni o musiche abbia in sé effetti tali da produrre stabili e rilevanti mutamenti in un dato quadro patologico. Se è vero che dopo aver ascoltato una composizione musicale ci si può sentire in qualche modo “sollevati”, non è certo questo che deve essere inteso come terapia.

“La musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive” (def. World Federation of Music Therapy).

Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all'inizio del secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del Settecento a cura di un medico musicista londinese, Richard Brocklesby. Il suono e la Musica, per essere efficaci sul sintomo, devono essere creati dal paziente stesso, su indicazione del musicoterapeuta. I suoni devono avere precise e soggettive caratteristiche fisioacustiche a cui si associano determinabili valenze psichiche (emotive). La musicoterapia è l'uso professionale della musica e dei suoi elementi, come un intervento educativo e/o riabilitativo indirizzato a singoli, gruppi, famiglie o comunità che cercano di  migliorare la qualità di vita e il loro approccio comunicativo ed emozionale; nonché la ricerca della salute e del benessere intellettuale e spirituale.

Il musicoterapeuta servendosi di ritmi, suoni, melodie, giochi armonici o polifonici in modo creativo, adeguato alla postura, alla gestualità, alla voce, al comportamento di ogni singola persona apre le porte all’ascolto anche in chi è o sembra impossibilitato a farlo. La musicoterapia consente di creare una melodia, un gioco polifonico o armonico, sulla misura di ogni movimento, gesto, accenno vocalico. Il musicoterapeuta, in modo diretto e immediato, trova il ritmo e l’intonazione adeguati per far sorgere attenzione, interesse nell’altra persona, non importa se giovane o anziana, se colpita da disabilità, sindromi, disturbi ecc. Un’attività musicale, già realizzata in precedenza con differenti persone o gruppi di persone, va rinnovata con un’altra persona o con un altro gruppo di persone.

La musicoterapia può essere utilizzata in ambiti diversi come, quali l'insegnamento, la riabilitazione o la terapia. Per quanto riguarda la terapia e la riabilitazione, gli ambiti di intervento riguardano prevalentemente la psichiatria e la neurologia, tra i quali: disturbi dell’umore e del comportamento, psicosi, ritardo mentale, morbo di Parkinson e di Alzeimer, autismo.

Le esperienze in musicoterapia dimostrano che il bambino sordo, correttamente diagnosticato e protesizzato, accede in modo naturale alla parola, attraverso il canto. L’utilizzo e la padronanza della voce è possibile imparando ad ascoltare. Il bambino ipoacusico protesizzato impara ad ascoltare e a vivere i suoni identificandoli con progressione crescente e costante in un contesto di gioia. Imparando ad ascoltare, per volontà propria, impara a godere dei vantaggi della parola. Per questo incomincia a parlare, secondo il suo modo di distinguere i suoni che si affina progressivamente con la fiducia e l’autostima che si rafforzano perché si sente compreso dagli altri.

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